Ripe fu borgo fortificato di origine medioevale, poi libero comune, ma la perdita di documentazioni attendibili impedisce riferimenti precisi circa la data di nascita di questa graziosa località come entità comunale o del castello di Ripe come residenza feudale.
Un autentico cimelio, tuttora esistente, è una "ventola", segnavento di ferro battuto, posta anticamente all'apice della cupola rotondeggiante della vecchia torre civica. Vi è rappresentata l'immagine del santo patrono di Ripe (S. Pellegrino) accanto allo stemma municipale (tre colline sormontate da una stella cometa) e la data del 1141. I suoi statuti risalgono alla seconda metà del XV secolo e vennero riformati nei primi anni del 1600.
Nei secoli successivi il paese fu sottomesso alla signoria dei Malatesta, dei Piccolomini, dei Borgia, dei Della Rovere ed infine tornò sotto il dominio dello Stato Pontificio fino al 1860, anno in cui, con l'avvento del Regno d'Italia, divenne parte della Provincia di Ancona. Importante è il periodo in cui prevaleva la gestione a "mezzadria" durante il quale sorsero numerose le caratteristiche case coloniche marchigiane, di solito a due piani, con ampia corte antistante.
Attualmente l'artigianato sta riscoprendo la sua forte valenza sociale e l'importanza di trasmettere i valori dell'uomo considerato nella sua potenzialità creativa, nella sua capacità lavorativa e nel senso di appartenenza alla propria terra, per cui i prodotti risultano essere un ponte simbolico presente che collega passato e futuro.
I "vecchi mestieri" si sono evoluti: alcuni hanno dato vita ad iniziative imprenditoriali anche di valore innovativo e tecnologico; altri hanno saputo conservare tradizioni, altrove scomparse, di sicuro interesse storico, artistico e antropologico.
Oggi Ripe, "il Paese dei mestieri", sta uscendo dalle nebbie del tempo ed appare, nel sole dell'impegno serio e duraturo, più vivo che mai, giovane e fiorente.